|
Drammaturgia di Maura Pettorruso
con: Alessio Dalla Costa - Maura Pettorruso - Cinzia Scotton
Regia di Mirko Corradini
Un uomo e una donna, marito e moglie, vivono in un appartamento uguale a tanti altri.
Un appartamento che potrebbe essere il nostro.
Preciso. Perfetto. Nulla traspare, tutto è offuscato.
Eppure si sentono urla, colpi strani, fughe notturne.
Possiamo decidere di vedere, di capire e non fare nulla.
Possiamo decidere di vedere, di capire e aprire la nostra porta.
"Questa storia non è rassicurante, è un grido d'aiuto. Spero che qualcuno lo senta."
Uno spettacolo per parlare di violenza domestica, quella più straniante, incomprensibile,
disarmante, crudele. Lì dove ciascun essere umano cerca il suo rifugio dall'esterno, si
consuma il più atroce dei delitti.
La parola violenza fa inorridire, fa sgranare gli occhi, fa chiudere le orecchie, fa scappare
dalla parte opposta, fa chiedere aiuto, fa ammutolire di terrore. Quando rientro la sera per
strada, cerco zone illuminate, evito i passaggi bui, ho le orecchie attente a i rumori, il
passo accelerato e il cuore che batte forte, il respiro affannato.
Mi guardo indietro, ho paura delle ombre. Le chiavi di casa pronte e davanti al cancello
ancora sono vigile, l’ultimo ostacolo. Poi il cancello si chiude dietro di me. Ci sono ancora
le scale e poi la mia porta. Entro e chiudo a chiave. Sono salva. C’è un compagno che mi
aspetta, mio marito, il mio ragazzo. La mia metà di vita. Tra le sue braccia sono tranquilla,
protetta sicura.
O forse no.
Chiudo fuori la paura dell’estraneo. Ed entro nell’incubo del mio dentro. Dentro non c’è
protezione ma silenzi tesi. Non ci sono abbracci ma schiaffi. Non ci sono parole ma insulti.
Se esco ho paura se sto dentro ho paura. La mia è una gabbia. Quello che doveva essere
il rifugio diventa il ring della mia lotta. Una lotta che non voglio che non ho programmato
che non so affrontare.
Mi insulti? Perché? Dove ho sbagliato? Perché se mi insulti io devo aver sbagliato. Perché
mi picchi? Dove ho sbagliato? Perché se mi picchi io devo aver sbagliato. Perché mi
umili? Mi denigri? Mi sottometti? Dove è il mio sbaglio? Mentre tu mi annienti io non so
rispondere. Mi chiudo mi chiudo tutta, passerà. Se sto zitta passerà. Se non urlo passerà.
Se non rispondo passerà.
Mi corico nel letto, la belva si è assopita. Il mostro dorme. Forse domani non si sveglierà.
Perché uno spettacolo sulla violenza domestica?
Perché è necessario, è urgente, per noi e per quanto sta accadendo in una società che
grida la “parità dei diritti”. Abbiamo trovato, nella rabbia degli incontri, la voglia di urlare
un’ingiustizia mai punita, abbiamo rispolverato vecchi e fastidiosi ricordi di famiglia,
abbiamo scoperto increduli la violenza accanto a noi, così vicina da essere toccata.
Non potevano temere questa esplosione nel piccolo delle nostre discussioni: il teatro è il
nostro mezzo per comunicare, forte e concreto.
Dopo un periodo di raccolta materiali, interviste, storie vissute, abbiamo iniziato un
processo di scrittura scenica per arrivare ad una prima bozza di materiali sia testuali che
fisici. Da questo lavoro sala è nato un copione teatrale e questo spettacolo: V.I.O.L.A.
|