ITACA PER SEMPRE 

di Luigi Malerba

con Woody Neri e Maura Pettorruso

drammaturgia Maria Teresa Berardelli

scenografia Luca Brinchi e Daniele Spanò
costumi Marta Genovese
musiche originali Giacomo Vezzani
disegno luci Javier Delle Monache
organizzazione Daniele Filosi

regia Andrea Baracco

una produzione TrentoSpettacoli
con il sostegno di Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e RoveretoProvincia Autonoma di Trento, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige, Comune di Trento, Teatro Comunale di Pergine Valsugana, Spazio Off Trento

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Con Itaca per sempre Luigi Malerba ribalta la storia di Penelope e Ulisse, umanizzandone il mito. L’Ulisse di Malerba è meno eroico dell’Ulisse di Omero; è un uomo stanco che, una volta tornato a casa, viene assalito da molteplici dubbi ed è condannato a non essere mai riconosciuto. Ma è lui che è davvero irriconoscibile o sono gli occhi degli altri a non riconoscerlo? Appena Penelope lo vede, lo riconosce; eppure, offesa dal gioco di finzione e menzogne che instaura lui, decide di non dirgli niente. E anche dopo la strage dei Proci, quando Ulisse si rivela a lei, continua a portare avanti quel gioco. “Saprei riconoscere Ulisse anche dopo cento anni in mezzo ad altri cento uomini” gli dice. Perché? Davvero Penelope è mossa solo da vendetta? Andando più a fondo nella lettura del romanzo e adattandolo per il teatro, ci siamo ritrovati a capire che Penelope non può essere mossa solo da vendetta, ma qualcosa di più intimo e profondo la porta a non capire più se colui che ha davanti è davvero il suo sposo. “Chi sei Ulisse? Cosa sei diventato?”, si chiede. Non mette in dubbio la sua identità, ma non riesce a riconoscerlo come il suo sposo. E anche Ulisse fatica a riconoscere in Penelope la sua sposa. Ecco allora che questa diventa una storia sul riconoscimento di sé e dell’altro e sull’accettazione di ciò che ci appare estraneo, solo perché, in realtà, diverso da come lo avevamo pensato. “Ho imparato che non bisogna mai mettere a confronto i sogni con la realtà”  dice all’inizio Ulisse. Un’indagine, dunque, sull’identità e sull’impossibilità del riconoscersi per come si è, per come si è diventati. Ecco il dramma di questa Penelope e di questo Ulisse, che non si riconoscono in fondo per quello che sono ora. Ci provano, superato il gioco di finzione, a ristabilire un’unione matrimoniale, ma tutto appare svuotato. E da questo vuoto Ulisse sente nascere il desiderio di fuggire; se non lo fa, è per paura, perché l’ignoto ormai lo spaventa. Tornerà da Penelope e solo alla fine potranno forse riscoprirsi come due, non più giovani, ma nuovi sposi.

Maria Teresa Berardelli e Andrea Baracco